Carmelito e la caccia al topone  bighellone

Carmelito era appena tornato a casa, sconsolato e  stanco morto per aver dato la caccia a un topastro senza riuscire a catturarlo.

Questa storia era iniziata quando Barbara aveva scoperto delle tracce sospette nel magazzino degli attrezzi per la cura del giardino… in realtà erano proprio delle piccole palline ovali di pupù di topo. Barbara impensierita e preoccupata dal fatto che il topo in questione potesse entrare in casa  aveva cercato Carmelito, il magnifico gattone nero di casa Ceccon-Cristoglou.

Carmelito era in giardino a gustarsi, beato,  i raggi del sole primaverile, come al solito adagiato sul suo cuscino preferito quando Barbara, rivolgendosi al gatto  con le mani sui fianchi lo apostrofò: “ Ei bel gattone datti da fare sembra che abbiamo una visita”  “una visita? E io che c’entro” Pensò Carmelito.

Barbara continuò “non fare finta di niente, riguarda anche e soprattutto te, si tratta di un topo, e dalle dimensioni della sua cacca sembra proprio un grosso topo della razza dei ratti. Non voglio che entri a casa nostra, sono dannosi, rosicchiano di tutto, sono sporchi e possono portare anche delle malattie. Per cui datti da fare o stasera salti le… crocchette capito yaa”

Carmelito guardò Barbara con sufficienza, si stirò i muscoli e si diresse verso il magazzino annusando di qua e di la, fino a che individuò la traccia odorosa di topo schifoso. Poi, seguendo la traccia  si diresse verso una crepa del muro di cinta che divideva la casa con quella malridotta e abbastanza trascurata  dei vicini, “ecco da dove è venuto il topastro, avrà sicuramente la tana nella casa dei vicini e ha usato il buco sul muro per venire di qua, magari alla ricerca di cibo… ma ci penso io” disse dentro di sé.

Erano passati due giorni e Carmelito era sempre più nervoso dato che la cena gli era sempre negata visto che la caccia al topo non aveva dato i suoi frutti, si insomma non era riuscito a catturarlo. Eppure si sentiva con la coscienza a posto,  aveva provato di tutto,  gli agguati nascosto tra il fogliame del giardino in prossimità del buco sul muro aspettando che il muso appuntito del topo si facesse vedere,  ma  non era servito a nulla, poi era saltato dall’altra parte del muro per esplorare il giardino della casa vicina e pur trovando delle tracce odorose, seguendole, queste  non lo avevano portato alla tana del topastro in questione , ma nei pressi di un’altra casa, e poi in un garage e poi ancora nel giardino  di un’altra abitazione, e poi in una cantina  di un’altra ancora e così via per decine di case.

La situazione si faceva difficile perché le tracce di pupù di topo  aumentavano sempre di più e Barbara lo aveva rimproverato ancora, stavolta in tedesco… brutto segno!

Per cui Carmelito prese una decisione: avrebbe chiamato a raccolta i suoi amici, Gengis il  geco acrobata e Cucuvesca la regina del popolo delle civette .

Trovò Gengis in un angolo del giardino, tutto assorto a guardare qualcosa alla base del muro, quando Carmelito si avvicinò notò che il geco stava guardando una fila di formiche che si dirigevano verso un cumulo di terra.
“ciao Gengis, come ti butta? Che stai facendo”  disse il gatto “ti interessi di entomologia adesso? La scienza che studia gli insetti?” continuò

“ciao Gattone nero, amico mio, veramente la scienza che studia le formiche si chiama : Mirmecologia, dal greco μύρμηξ (mýrmēx) cioè formica, La mirmecologia è una branca della zoologia, o più precisamente dell’entomologia, che si occupa dello studio delle formiche, della loro evoluta vita sociale e di tutto quello che le riguarda.” Rispose Gengis
“mamma mia, non sapevo che oltre ad acrobata , Gengis, sei anche uno scienziato che studia gli insetti” disse Carmelito. “beh non proprio “ disse sorridendo Gengis “mi interessano perché hanno una forza…bestiale, guarda quella,  trasporta un pezzo di cibo 10 volte più grande e sicuramente più pesante  di lei, vedi come  sono forti?” disse indicando una minuscola formica che trasportava un enorme pezzo di formaggio, poi continuò “lo sai  che c’è una razza di formiche, la formica dei campi,  una specie  americana,  che riesce a trasportare un oggetto che pesa ben  500 volte il suo peso, me lo ha detto un amico durante il viaggio che ho fatto con il circo degli acrobati negli Stati Uniti d’America”.

“Ok, Ok mirmecologo, interessante, ma ascolta,  adesso   ho un grosso problema e sono qui per chiederti aiuto”   disse Carmelito “dimmi amico mio come posso aiutarti?”  e mentre Gengis  si dichiarava pronto ad aiutare l’amico gatto senza neanche sapere cosa voleva, il cielo si oscurò per un attimo e subito dopo, tra un frullare d’ali atterrò davanti ai due amici, Cucuvesca, la regina del popolo delle civette che subito disse “eccovi qui perditempo a fare nulla,  cosa c’è di tanto importante e urgente da scomodare la regina delle civette?”   “Perdonami amica mia “rispose Carmelito chiudendo gli occhi per un istante come è nella buona educazione dei gatti e facendole un inchino come usano gli umani ma  poi continuò ”scusami se ti ho disturbato mandando  Junior il figlio del mio amico Gengis con la richiesta d’aiuto , ma sono nei guai” “che guai? Guai seri? “ chiese Cucuvesca” Si,  serissimi, sembra che un topone sia interessato a questa casa e Barbara, sai la mamma di Jonas e Eandas, è arrabbiata con me perché non riesco a catturarlo, ed è anche preoccupata che possa trovare il modo di entrare in casa, dice che sarebbe un vero  guaio se ci riuscisse, per cui mi ha incaricato di prenderlo, ma non lo trovo, ho provato di tutto , ma niente. Ho seguito le sue tracce di casa in casa, di giardino in giardino, ma ho solo fatto chilometri per niente e in più ho una fame maledetta perché Barbara mi ha detto che mi fa saltare la cena finché non lo trovo ”.

“Va bene, ci penso io” disse Cucuvesca “facciamo così, io con le mie amiche civette sorvoleremo il territorio in modo da controllare ogni movimento sospetto di topi, mentre voi due lo cercherete in questo modo, Gengis con la sua abilità nelle arrampicate sui muri dovrà controllare ogni anfratto, ogni apertura e ogni finestra, mentre tu Gattone tornerai ad annusare bene le tracce lasciate dal topo, però un consiglio, devi scartare le più vecchie e concentrarti sugli odori più recenti e forti. Ci troveremo qui in questo luogo quando il sole sarà appena tramontato” detto questo Cucuvesca prese il volo e scomparve tra gli alti alberi della zona, Gengis  e Carmelito invece partirono in direzioni opposte alla ricerca del topo.

Il giardino era in penombra, dato che il sole era appena tramontato ma la luce era sufficiente per scorgere i tre amici che si erano appena ritrovati, infatti Andrea il marito di Barbara e  papà dei due fratellini, scostando una tenda della camera da letto dei due pargoli, osservò lo strano terzetto  “Guarda te che strano spettacolo,  Carmelito accanto a una civetta e a un geco, sembrano tre amici che discutono di… boh fatti loro” pensò e torno al suo lavoro che spesso si protraeva ben oltre il tramonto.

In effetti i tre amici si stavano scambiando le loro impressioni rispetto alla ricerca che avevano fatto per trovare il topo, pima iniziò cucuvesca che disse “o amici, abbiamo volato in cerchi grandi e poi in cerchi sempre più piccoli  sopra  tutte le case e giardini qui intorno, le abbiamo sorvolate più e più volte  io e le mie  amiche ma senza nessun risultato”  “già “rispose il gatto “come al solito le tracce odorose mi hanno fatto fare dei giri pazzeschi, certo che come topo questo deve essere per forza un gran bighellone, comunque non ho trovato la sua tana nemmeno questa volta” “Cosa vuol dire bighellone” chiesero  insieme Cucuvesca e Gengis “ma si un bighellone è un umano che gironzola senza scopo, tanto per perdere tempo, almeno così ho sentito dire da un signore serio serio, un professore credo che si rivolgeva ad un suo alunno . Di una cosa sono sicuro bighellone o non bighellone certamente questo topo è un super girovago“  “ah” disse Gengis “però non vi ho ancora detto cosa ho trovato io… credo di sapere dove si trova il tuo topastro caro Carmelito” “davvero?” rispose il gattone tutto speranzoso  “ seguitemi” e il geco si diresse verso il muro della casa accanto si arrampicò e sparì dall’altra parte seguito dalla civetta e dal gatto.

Arrivati nel giardino Gengis si diresse verso il retro della casa dove c’era un laghetto, un piccolo specchio d’acqua che lo abbelliva, il laghetto era alimentato da una fontana, mentre ai suoi lati  vi erano due panchine di pietra che servivano agli umani per riposare guardando l’acqua che sgorgava dalla fontana. Ebbene una di queste panchine era in rovina, le pietre che la componevano erano accatastate l’una sull’altra. “Vedete le rovine della panchina” disse Gengis “ lì c’è la tana del topone, Le civette non hanno potuto vedere nulla perché gli alberi hanno coperto alla vista il laghetto e Carmelito non ha potuto seguire le tracce del topo a causa dell’acqua, infatti questo furbone utilizza quel pezzo di legno galleggiante per raggiungerla, senza calpestare la riva”. Ma io, invece,  facendo il giro del cornicione alla base del tetto ho potuto vederlo entrare, ma poi ho visto anche dell’altro” “e cosa hai visto?” dissero il gatto e la civetta “beh credo proprio che il topone in realtà sia una topona, cioè la mamma di tre cuccioli di topo e forse tutto quel girovagare non è bighellonare senza scopo, ma per trovare del cibo per i suoi piccoli”

“ho capito, sono fregato, non avrò mai il coraggio di togliere la mamma a tre topolini, Barbara mi ucciderà” disse Carmelito. “Buono gattone ho una idea”  fece Cucuvesca “ visto che i gechi possono essere dei bravi messaggeri perché non facciamo una proposta alla topona?” “ e quale sarebbe la tua idea?” fecero gli altri due. “proponiamo alla topona di portargli ogni giorno qualcosa da mangiare finché allatta i piccoli in modo che non debba preoccuparsi di procurarsi il cibo, con la promessa però che una volta svezzati i piccoli se ne vada lontano con la sua famiglia e non torni più da queste parti, altrimenti saremo costretti ad agire in modo diverso”

“Geniale “ disse Carmelito che poi proseguì ”ti prego Gengis vai a riferire questo accordo alla topona”

Digli anche che se non lo rispetta dovrò darle la caccia e catturarla. “ok” rispose Gengis.

Il geco andò verso la panchina entrò nella tana per uscirne poco dopo “ha accettato ?” chiese Carmelito “si, si ci ha anche ringraziato, a proposito proprio graziosi i topolini sono tutti e tre bianchi come la neve”

Fu così che i tre a turno portarono del cibo nei pressi della tana fino a che un giorno la topona e i tre topini ormai cresciuti se ne andarono.

Carmelito dopo quella avventura era tornato nelle grazie di Barbara dato che il gatto furbone  aveva provveduto a pulire il pavimento del magazzino dalle tracce di topo facendo credere a Barbara che lo aveva catturato e salvato la loro casa dall’invasione topesca.