LE AVVENTURE DI EANDAS, JONAS, CARMELITO E …OSSOBUCO

Cap.1 Eandas salva un cagnolino sperduto e trovatello da una Baby-gang e …

Ossobuco era un cuccioletto senza mamma e papà, era stato abbandonato quando aveva pochi mesi senza un perché.

Era un cagnolino molto bellino  bianco e nero con un musetto “ furbosetto “. Molto grazioso, un po’ cicciottello , sembrava un batufoletto  aveva infatti un bel pelo, folto,  lucido e riccioletto. L’ aveva avuto in eredità dai suoi avi, certo, cani importanti ma di razze diverse, Ossobuco quindi era un cagnolino  bastardino, cioè non di gran razza ma comunque grazioso e intelligente.

Un giorno, mentre passeggiava con la coda a penzoloni,  zampettando sulla via principale della città, pensava “che tristezza essere  soli e senza una famiglia”, girato un angolo della strada fu scorto da una banda di mocciosi, sinistri e sporchi, che per gioco prima gli lanciarono dei sassi urlando e poi lo rincorsero per catturarlo.

Ossobuco però era in gran forma e scappò veloce distanziando gli inseguitori per poi  nascondersi dietro al portone di una casa, qui lo trovò tremante di paura e sconsolato, un bel bambino biondino: Eandas.

Eandas lo accarezzò e gli sussurrò dolci parole di conforto, “dai piccolo non aver paura , ti proteggerò io… dai… vieni che andiamo a casa mia ti presenterò a mio papà Andrea e alla mia mamma Barbara. Non hai un nome? No, niente collare allora ci penso io, ti chiamerò…Bobi…o fido …mhmm  no, troppo usati, allora polpetta, ma nooo anche questo è  straconosciuto ah ecco …  Ossobuco, si Ossobuco come quel piatto golosissimo di carne che faceva mia bisnonna Elda , almeno così mi racconta nonna Paola. Io non li ho mai assaggiati gli ossibuchi, ma sono sicuro che a te piacerebbero un sacco, vero Ossobuco? “ . Al cagnolino battezzato da Eandas Ossobuco non parve vero  e cominciò a scodinzolare velocemente tutto contento.

Eandas durante il tragitto per arrivare a casa gli parlò della sua famiglia : Jonas, suo fratello maggiore di un anno, il papà e la mamma e Carmelito un bel gatto dal folto pelo nero. A questo proposito Eandas disse “Ossobuco non aver paura,  la nostra famiglia ama molto gli animali e la natura, però quando arriviamo a casa devi farti amico Carmelito” ” Un gatto” pensò Ossobuco,”  sarà difficile, ma ci proverò non voglio certo perdere questa occasione”.  Eandas pensoso disse : “Scommetto che secondo te sarà un’impresa diventare amico di un gatto… non hai tutti i torti , sai Carmelito ha un carattere … gattesco, è un felino e come tutti quelli della sua specie  è un po’ diffidente, specialmente dei nuovi arrivati, se poi si tratta di un cane… vabbè allora ti insegno un trucco: quando lo incontrerai la prima volta, non preoccuparti se Carmelito ti soffia, rizza il pelo e gonfia la coda, tu fai finta di niente sorridi non mostrarti impaurito, sai  è tutta scena quello che fa Carmelito, anzi guarda fai così quando lo vedi per la prima volta: devi rotolarti sul pavimento,  poi ti metti a pancia all’aria disteso sulla schiena , apri e allarghi le zampe, gli mostri la tua bella pancia paffutella  e se puoi sorridi, magari con gli occhi se non ci riesci con la bocca! “ “ma queste cose le fanno i gatti” pensò con preoccupato  Ossobuco. “Per te deve essere difficile comportarsi come fanno i gatti“ disse Eandas ”ma così gli dimostri amicizia” fidati, Ossobuco girò la testa e diede a Eandas uno sguardo poco convinto, ma fece buon viso a cattivo gioco, d’altronde non poteva perdere quell’occasione di essere adottato da una famiglia di umani.

Arrivati a casa Eandas prese in braccio Ossobuco, suonò il campanello e si mise a gridare “Mamma … mamma guarda cosa ti ho portato” la mamma, che di nome faceva Barbara, aprì la porta guardò suo figlio e Ossobuco e… fu amore a prima vista! Lo stesso non si può dire per Carmelito che stava sonnecchiando su una poltrona del salotto. Carmelito indispettito per la presenza del nuovo arrivato, scese dalla poltrona e cominciò a soffiare ed a inarcarsi rizzando il pelo sulla schiena quando Ossobuco per niente intimorito salto giù dal braccio di Eandas e si avvicinò a Carmelito rotolando sul dorso come aveva detto di fare il suo nuovo amico umano, provò anche a sorridere  amichevolmente e a fare pure gli occhi dolci eee… ed ebbe successo. Infatti, Carmelito restò di sasso, “ma come” pensò “ questo cagnetto  non ha paura e si comporta come uno di noi quando vuol essere accettato… che strano”  Carmelito diede uno sguardo diffidente a Ossobuco che però continuò a rotolarsi sul pavimento fino a fermarsi e agitare gioiosamente le zampette davanti a  Carmelito, questi abbassò il pelo e pur mantenendo la coda irta e grossa si avvicinò per fiutare  diffidente il nuovo arrivato  . ” E’ proprio un cane”  pensò “ma si comporta come un gatto, magari sarà stato allattato da una gatta  quand’era cucciolo chissà”, in quel momento arrivò Jonas che aveva in mano la solita palla rossa che usava quando  giocava con Carmelito, “ei che bella sorpresa “ disse Jonas “vediamo se giocano con la palla”, e lanciò la palla verso Carmelito ma con un balzo agilissimo ossobuco prese al volo la palla con la bocca  e la portò a Carmelito sputandogliela tra le zampe, Carmelito diede un colpo alla palla che arrivò a Eandas, “ è proprio una bella scena vedere due fratellini umani e due quasi fratellini animali  giocare assieme” pensò Barbara . Iniziò così una bella amicizia tra i quattro: Eandas, Jonas, Carmelito e Ossobuco, condita da tante avventure, ma questa è un’altra storia

Cap 2.  il fischietto a ultrasuoni

Ossobuco si sentiva in pericolo, infatti aveva notato con la coda dell’occhio un uomo in divisa che lo osservava, teneva in mano una lunga pertica cioè un bastone che terminava con un retino, sicuramente era un accalappiacani, una di quelle persone pagate per catturare i cani randagi per poi rinchiuderli in un canile.  La sinistra figura si avvicinava furtivamente alle sue spalle cercando di non farsi notare, la distanza  tra i due si era ridotta di parecchio quando ossobuco accelerò l’andatura e si mise a correre più veloce che poteva.
Anche l’uomo si mise a correre, lo aveva quasi raggiunto, il cuore di ossobuco batteva all’impazzata, improvvisamente svoltò a destra in un vicolo nel tentativo di seminarlo ma… arrivato in fondo alla stradina si accorse che era chiusa! Sono perso pensò e in quel momento sentì lo spostamento d’aria del retino che si abbatteva su di lui per catturarlo…

Ossobuco aprì un occhio, girò la testa di qua e di la, alzò un orecchio e si svegliò del tutto. Fiuuu si disse tra sé e sé, per fortuna era solo un sogno, anzi un incubo e che incubo. Per fortuna non devo temere più situazioni come quelle dell’incubo, ormai sono un vero cane da compagnia, appartengo alla famiglia di Eandas,  e poi non sono più un randagio, un cane senza nessuno, ho il mio collare, molto “ chic ”, i pasti assicurati, una cuccia tutta mia, tutta mia  Umm, si insomma quasi, quasi tutta mia visto che devo rispettare la gerarchia e se il capo cioè il gatto Carmelito decide di schiacciare un pisolino proprio lì, beh devo far finta di niente e lasciarlo fare.

“Ossobucooo, Ossobuco dove sei? ” Gridò Eandas tutto eccitato, “vieni che dobbiamo uscire, oggi la mia maestra fa sciopero non vado a scuola, facciamo compagnia alla mamma che va al supermercato, a fare la spesa”.

Ossobuco si alzò, abbaiò discretamente di gioia e corse incontro a Eandas facendogli un sacco di feste e dandogli leccatine sulle mani  mentre questi lo accarezzava  e grattava sulla gola riccioluta. Eandas applicò il guinzaglio al collare e si diresse sull’uscio di casa dove Barbara aspettava entrambi.

Ossobuco era educato di natura e non tirava il guinzaglio durante la passeggiata come facevano certi suoi simili, ma stava al passo di Eandas, non dava confidenza agli altri cani abbaiando ad ogni incontro, si sentiva ormai un vero cane da compagnia, non più un misero trovatello.

Poco prima del supermercato passarono vicino ad un barbone malconcio, barba lunga  su una cicatrice che partiva dall’occhio destro e finiva sulla guancia e quando apriva la bocca sfoderava una serie di denti  mezzi rotti e  giallastri, che chiedeva l’elemosina.
Era seduto sul marciapiede appoggiato ad un edificio e allungava, verso i passanti, una mano con  barattolo “fate la carità signori, non ho nulla da mangiare” disse il Barbone . Eandas guardò la mamma  e disse “mi dai una moneta che la do al poveretto?” “va bene” rispose Barbara, estrasse il borsellino e diede a Eandas un euro. Ossobuco notò lo sguardo del Barbone quando Barbara aprì il borsellino, era un lampo di cupidigia, e a Ossobuco, che  sapeva cosa volevano dire certe occhiate, il tizio diventò subito antipatico e non gli ringhiò contro solo per buona educazione. Poi lo osservò con maggiore attenzione  e notò sul dorso della mano un tatuaggio piuttosto strano, un cerchio rosso con all’interno una croce bianca.

Arrivati difronte al negozio Barbara si rivolse ad Eandas dicendo ”aspettatemi qui fuori, oppure se volete potete andare a giocare nel parco di fianco al supermercato, OK?” “Ok “rispose Eandas” noi andiamo al parco vero Ossobuco?” Ossobuco diede il suo assenso gioioso dimenando velocemente la coda.

Al parco Eandas tolse il guinzaglio al cane, raccolse diligentemente la sua cacca con il sacchetto che Barbara gli aveva dato per raccogliere i bisognini e lo depose nell’ apposito contenitore e poi disse a Ossobuco “ dai Osso vediamo chi arriva prima all’altalena”  e scottarono verso l’altalena.
“Ho vinto ioooo!” Esclamò Eandas una volta arrivati, qui trovarono il suo amico Daniel che si stava già altalenando con foga, Eandas si sedette sul sedile di fianco e si diede una bella rincorsa, fece partire l’altalena  e chiese a Daniel ” ti piace il mio nuovo cane?”, “Beeello” rispose Daniel “come si chiama?” “l’ho chiamato Ossobuco , ma possiamo anche chiamarlo Osso, diminutivo di Ossobuco.” “ciao Osso” disse Daniel facendo un sorriso a Ossobuco che gradì  e dimenò la coda.

Dopo un po’ i due scesero dall’altalena e si diressero verso una panchina per riposare, Ossobuco si sedette tra i due che gli fecero un sacco di coccole, “dove l’hai trovato?” chiese Daniel “eh l’ho salvato da una baby-gang, sai quei teppistelli di cui parla a volte la tv, e poi lo abbiamo adottato” “Bravo “disse Daniel “ne vorrei uno anche io, ma i miei genitori  non vogliono animali in casa“ “non importa disse Eandas quando vuoi puoi sempre venire a casa mia   così giochiamo tutti assieme” “Grazie Eandas sei un amico” rispose Daniel.
Finita la spesa Barbara chiamò Eandas, salutò Daniel, che le si era avvicinato e si avviarono tutti verso casa chiacchierando del più e del meno…. Ma Ossobuco andando avanti e indietro tra le gambe dei suoi nuovi amici notò che il barbone malconcio non era più al suo posto ma camminava zoppicando  dall’altro lato della strada nella stessa loro direzione, Barbara si rivolse a Eandas dicendo“ oggi hai urlato così forte per chiamare Ossobuco che quasi mi scoppiavano le orecchie” “ma dai mamma devo fare così altrimenti Osso non arriva, secondo me è un po’ duro d’orecchio” rispose Eandas “non credo proprio, l’abbiamo fatto visitare per bene dal veterinario che ci ha confermato che Ossobuco è in perfetta salute, sai cosa facciamo? Andiamo nel negozio dove abbiamo comprato il collare e il guinzaglio e chiediamo a loro cosa possiamo fare” e si avviarono verso il negozio che si trovava poco lontano.
Il negozio dedicato agli animali era fornitissimo di ogni cosa potesse servire per il bene di questi amici, infatti si chiamava “mille amici”. Arrivati Daniel li salutò e si avviò verso casa, Barbara e Eandas invece entrarono  con  Ossobuco che cominciò ad annusare dappertutto eccitato da quegli odori così strani.
Il commesso dietro al bancone riconobbe Barbara, che era una buona cliente, visto che in quel negozio acquistava regolarmente le crocchette per il gatto Carmelito e disse “buongiorno signori cosa posso fare per voi e per il nostro bel cagnolino?” “ Buongiorno” rispose Barbara “ esiste, secondo lei, un sistema o un prodotto, insomma, qualcosa per chiamare a sé un cane anche se questi è lontano senza doversi sgolare per forza?” “ma certo signora, questo… qualcosa si chiama fischietto per cani, emette dei suoni, in verità ultrasuoni,  che noi umani non riusciamo a percepire mentre il cane sì anche se è molto molto lontano, basta educare il cane a riconoscere quel tipo di suono.” rispose il commesso, “va bene, ne acquistiamo uno, se non costa troppo” disse Barbara “o no non si preoccupi signora, il costo non è un problema, spenderà al massimo 12 €, per il migliore in metallo normale… ma ce ne sono che costano molto di più costruiti in metallo pregiato”  e il commesso si diresse verso il retrobottega ma poi tornò sconsolato con una scatola vuota dicendo “mi spiace signora li abbiamo terminati, dobbiamo ordinarli presso la nostra ditta fornitrice, ci vorrà un po’ di tempo, forse tre, quattro giorni o al massimo una settimana” “accidenti, mi serviva proprio ora” disse Barbara.
Il commesso si grattò il mento pensieroso poi disse “ Beh, solo per lei che è una affezionata cliente, potrei offrirle il fischietto che usava il precedente proprietario del negozio, è usato ma funziona benissimo, glielo do a metà del prezzo 6 €, che ne dice?” aprì un cassetto e prese una busta di plastica, ne tirò fuori un fischietto istoriato, cioè decorato con dei segni particolari, si vedevano tante stelline di dimensioni diverse che brillavano pur alla luce non proprio fortissima del negozio. Lo porse a Barbara che lo rigirò tra le mani e poi lo diede a Eandas che rimase affascinato da quello strano oggetto. “Va bene lo prendo“ disse Barbara, pagò, ringraziò il commesso salutandolo  e uscirono dal negozio dirigendosi verso casa.
Varcando la soglia della porta Ossobuco fece in tempo a vedere la faccia dell’uomo con la cicatrice che li osservava, ma visto che Ossobuco iniziò ad abbaiare nella sua direzione si nascose velocemente dietro ad un angolo della via per non essere scorto da Barbara.
Arrivati a casa, Barbara disinfettò con lo spray il fischietto e lo consegnò a Eandas dicendogli che avrebbe dovuto far capire a Ossobuco che quel suono corrispondeva al comando “ Ossobuco vieni subito qui”

“ma come faccio mamma a fargli capire questa cosa” rispose Eandas, “Fai così, prendi uno dei biscotti che Osso ama tanto e il suo cuscino preferito dalla cuccia, poi vai in giardino con lui, portalo fino al muro, fallo sedere sul cuscino, poi  vai dall’altra parte del giardino, fischia mentre fai vedere il biscotto a Osso, così lui assocerà il suono del fischietto al comando: vieni qui che ti do una cosa buona. Devi provare diverse  volte fino a che non sarà più necessario fargli vedere il biscotto perché venga da te”.

Eandas seguì i consigli della mamma, fece sedere Ossobuco sul cuscino in giardino addossato al muro, gli diede un buffetto sulla testa dicendo” stai qui non ti muovere eh” andò dall’altra parte del giardino,  con una mano tenne il fischietto sulle labbra e con l’altra il biscotto. Non appena Eandas si girò e alzò la mano col biscotto soffiando nel fischietto, Ossobuco fulmineo scattò verso di lui saltando nel tentativo di azzannare il biscotto tenuto in bella vista, che poi Eandas gli diede con tante carezze.

Eandas ripeté la procedura, ma quando riprese il fischietto che si era messo in tasca, avvertì con pollice che stringeva il fischietto una protuberanza, lo guardò e si accorse che si trattava di un piccolo bottone rosso al centro della stellina più grande tra le tante che decoravano il fianco del fischietto.

Eandas schiacciò il bottone  e per un momento si sentì strano, sembrava che la terra sotto ai suoi piedi tremasse, poi udì un suono particolare, appena percettibile come quello che fa un serpente quando soffia e subito quelle che sembravano delle parole ma non ne era sicuro.

Si guardò intorno un po’ stordito, ma realizzò che era da solo in giardino, i vicini di casa non c’erano, il papà al lavoro, Jonas a scuola e la mamma occupata con  le faccende domestiche era dall’altra parte della casa. Guardò il fischietto: il bottone era tornato al suo posto da solo e il silenzio era assoluto. Allora lo schiacciò nuovamente tenendolo premuto senza togliere il dito eee  udì nuovamente il suono shhsshhh e una voce, questa volta più chiara che diceva: ma che fa li imbambolato Eandas perché non mi fa vedere un altro biscotto… io devo imparare il comando fischiettoso… hahaha mi vien da ridere, che bel gioco e che buono il biscotto di prima è proprio uno dei miei preferiti gnam gnam.

Eandas tolse il dito dal bottone, non si capacitava di quanto accadeva, si girò prima a destra poi a sinistra, guardò in alto e poi in basso, alla fine realizzò che il suono e la voce non li aveva uditi con le orecchie, ma con la mente, erano i pensieri di Ossobuco che si manifestavano in quel modo per mezzo del fischietto.

Eandas, si mise a riflettere, con il fischietto poteva sentire i pensieri di ossobuco, era come se questi parlasse ma non sapeva se Osso fosse in grado di capire il linguaggio umano. Allora fece una prova  e disse “dai Osso sotto quel sasso ho sotterrato un bel po’ di biscotti sono tuoi se li trovi”  e schiacciò il bottone rosso: udì la voce dire: ma guarda Eandas cosa mi fa fare, anche se trovo i biscotti  dopo aver scavato saranno tutti sporchi di terra e chi se li mangia in quelle condizioni, ma comunque proviamo magari me li pulisce lui.
Allora Eandas un po’ pallido  per l’emozione si rese conto di due cose: la prima era che Osso era un cane super intelligente che capiva il linguaggio degli uomini e la seconda  che utilizzando il fischietto poteva dialogare con lui.

Cap 3. Ossobuco sventa la rapina orchestrata dal finto  barbone “ Barbablù lo sfregiato”

Eandas tenne questa scoperta per sé “non è il momento di rivelare ai miei questa cosa, mi prenderebbero per matto, meglio di no ! Forse potrei mettere al corrente Jonas e poi insieme dirlo a mamma e papà” pensò.

Jonas scese dall’auto della mamma che l’aveva prelevato all’uscita della scuola, era contento dato che la sua prima pagella brillava di voti e giudizi positivi, anche Barbara aveva un bel sorriso sulle labbra, pensava alla sorpresa che avrebbe fatto al marito al ritorno dal lavoro: “potrei  nascondere la pagella sotto al tovagliolo prima di cena, chissà Andrea come sarà orgoglioso di Jonas” .

Jonas raggiunse Eandas in giardino mentre questi armato di un cerchio di legno diceva a Ossobuco “dai Osso salta dentro al cerchio non succede niente” ma Ossobuco non dimostrava tanto entusiasmo per questa operazione e indietreggiava poco convinto ” dai forza, non fare il pigro, guarda non alzo troppo il cerchio, poi ti do un altro biscotto se ce la fai” “ciao Eandas, cosa fai? Parli a Osso come se ti capisse… devi prima mimare il salto per fare in modo che capisca cosa deve fare” disse Jonas “oh ciao fratellone ehm … ti devo dire una cosa particolare”

Rispose Eandas “ok, dimmi, ma fai presto che tra poco è ora di cena e ci chiameranno” Eandas non sapeva da dove cominciare poi disse “lo sai cos’è questo?” “ Boh” rispose Jonas “ è  un fischietto per cani e serve per non urlare per trovare Osso” “ah bello” disse Jonas “ma devi sapere che questo fischietto apparteneva al vecchio proprietario del negozio Mille Amici, sai quello che aveva fama di essere un  tipo strano, con l’hobby dei libri di magia che leggeva anche in negozio e che fosse dedito a certi riti, mah… almeno così mi ha detto  un amico e che quando entrava nel negozio verso sera avvertiva un brivido lungo la schiena. “ “ma che c’entra col fischietto” disse Jonas “aspetta… centra… centra premi questo bottoncino rosso “ disse Eandas porgendo il fischietto al fratello.
Jonas un po’ disorientato fece una smorfia e schiacciò il bottoncino, subito avvertì  le stesse sensazioni di Eandas, Jonas stupefatto mollò di scatto il fischietto che Eandas raccolse dicendogli, “tieni prova di nuovo non aver paura” e così fece Jonas …” fermo piccolo pettirosso, fermo uccellino non ti faccio niente, voglio solo giocare con te… ma dai perché salti di ramo in ramo e scappi? Ah, deve essere per  la puzza di pipì di gatto che si sente in questo angolo del giardino, scommetto che Carmelito la fa sempre qui…” sentì dire Jonas “ma che cavolo” disse  “cosa succede chi è che parla qui” Eandas si mise a ridere guardando  la faccia esterrefatta del fratello  che guardava tutt’intorno.
Jonas che sapeva bene dov’era la toilette di Carmelito guardò in quella direzione e vide Ossobuco che puntava un uccellino, un pettirosso per la precisione. “non ci posso credere” disse “sì neanche io, però è così” rispose Eandas, “possiamo sentire i pensieri di Osso e ti assicuro che lui capisce quello che diciamo”.

Allora Jonas prese il fratello per una spalla e gli disse piano in un orecchio “senti Eandas questa cosa è stranissima e non sappiamo cosa può succedere usando il fischietto, quindi teniamo la cosa tra noi senza dirlo a nessuno, almeno fino a che non ne sappiamo di più! “ “giusto, lo pensavo anche io, la facciamo una partitella a pallone prima che  ci chiamino per la cena?” disse Eandas che diede un bel calcio al pallone iniziando così la partita!

Era notte e tutti a letto dormivano di gusto tranne Barbara che come al solito si accaniva a pulire tutto per bene prima di andare a letto e Ossobuco che si girava e rigirava tra i cuscini della sua sontuosa cuccia.
Ripensava a tutte le cose successe in quella giornata e ce n’era una che lo innervosiva, il fatto era che quel barbone dalla faccia tagliata per lungo dalla cicatrice non lo convinceva, aveva guardato in quel modo il portafoglio di Barbara, li aveva seguiti fino al negozio assicurandosi di non essere visto e Ossobuco era sicuro che li avesse seguiti  pure fino a casa e poi puzzava, un odoraccio che Ossobuco non aveva mai sentito ma che avrebbe riconosciuto sempre, lo classificò come “odore di losco individuo”. Poi Barbara spense tutte le luci e raggiunse la camera da letto.

Passarono un paio di ore, era notte fonda, si sentiva solo il russare discreto di Andrea che era andato a letto dopo una giornata di lavoro molto intenso, la casa era immersa nel buio anche se  la sua cuccia era illuminata da un debole chiarore proveniente dalle lampade del giardino.

Stava per addormentarsi quando il suo udito finissimo lo allarmò, ossobuco si alzò di scatto drizzando le orecchie tutto teso nell’individuare la provenienza di quel rumore sconosciuto, era appena percettibile e non faceva parte dei rumori usuali della casa. Ossobuco si diresse in silenzio nella direzione da cui sembrava provenire il rumore e cioè verso il grande locale al piano di sotto, locale che veniva usato come sala da pranzo, soggiorno, ed era anche attrezzato come cucina. La casa era protetta da un sistema di allarme perimetrale, lo sapeva perché Ossobuco aveva visto Andrea azionarlo e spiegarne il funzionamento a Barbara e ai nonni quando erano venuti a trovarli. Arrivato nel soggiorno si nascose dietro al divano che stava davanti al grande caminetto, da quella postazione era in grado di vedere tutto l’ambiente senza essere visto. Il rumore proveniva da una finestra che dava sulla parte del locale che fungeva da cucina.
Sporgendo un po’ la testa oltre il bracciolo del divano si accorse di due figure che armeggiavano all’esterno, si intravedevano grazie ai lampioni del giardino, una stava adoperando un trapano a mano per non fare rumore e stava cercando di forare il legno della finestra in prossimità della maniglia,  mentre l’altra figura reggeva una pila per illuminare  l’operazione in atto. Ad un certo punto la torcia illuminò la mano che teneva il trapano e ossobuco riconobbe il tatuaggio del barbone del supermercato, un cerchio rosso con una croce al centro, “accidenti se avevo ragione di sospettarlo” Pensò. Finito di fare il foro il primo lestofante vi introdusse un lungo ferro ricurvo per agganciare la maniglia interna in modo da farla girare e aprire la finestra. Il primo tentativo andò a vuoto e forse anche il secondo, ma alla fine riuscirono ad entrare in casa, Ossobuco ne era sicuro perché mentre saliva silenziosissimo la seconda rampa di scale per avvertire Andrea di cosa stava succedendo avvertì l’odore pungente del barbone sfregiato.

Ossobuco, si chiese come mai l’allarme aveva  fatto cilecca, “boh ci pensiamo domani” si disse, “adesso siamo in pericolo bisogna fare qualcosa” quindi entrò nella camera dei genitori di Eandas, individuò Andrea dal suo odore  e dal suo rumore e saltò sul letto leccandogli la faccia e ringhiando sommessamente, ma Andrea gli disse con voce impastata dal sonno “ cosa vuoi Osso, dai fai da bravo vai a cuccia che domani mi devo svegliare presto” Andrea scese dal letto, prese in braccio Ossobuco, lo mise fuori dalla camera e chiuse la porta. “accidenti cosa faccio adesso… vado da Eandas vediamo se lui capisce” pensò Ossobuco, Entrò nella camera dei ragazzi, saltò sul letto di Eandas e fece come da Andrea, leccatine e ringhio a basso volume. Eandas sbadigliò spostò la civetta di peluche che gli faceva compagnia e chiese a Ossobuco “cosa vuoi Osso, perché fai così?” Ossobuco continuò a ringhiare sommessamente allora Eandas prese il fischietto che aveva messo sotto al cuscino, schiacciò il pulsante rosso e… la solita voce disse: ma che ci vuole accidenti per farvi capire, ci sono due malintenzionati in cucina, siamoo in pericolooo , fate qualcosa , chiamate la polizia, i carabinieri , l’esercito. “ma fai sul serio Osso non è uno stupido scherzo vero?” disse Eandas che schiacciò ancora il bottone rosso … ma che scherzo e scherzo, ti sembro tipo da fare  scherzi  SIAMO IN PERICOLOOO capito? Eandas svegliò Jonas gli spiegò la cosa e tutti e tre andarono  dai loro genitori  e li avvertirono della pericolosa situazione raccontando loro le scoperte di Eandas. All’inizio Andrea si dimostrò scettico, non credeva alle facoltà del fischietto e trovava assurda anche l’ipotesi che Ossobuco capisse il linguaggio umano, ma si ricredette quando udì dei rumori provenienti dal piano di sotto, evidentemente i ladri stavano rovistando in cerca di denaro o  gioielli. Allora Andrea allarmato e consapevole del fatto che i malviventi non trovando niente di prezioso, li avrebbero ben presto cercati per far loro del male, fece il segno di stare in silenzio portando il dito indice sul naso “non fate rumori, svelta Barbara telefona alla polizia e voi aiutatemi a spingere questo armadio davanti alla porta” disse chiudendo rapidamente la porta a chiave.
Riuscirono così a bloccare la porta con l’armadio dei vestiti appena in tempo perché i due malviventi, che avevano capito dov’erano, stavano cercando di sfondare la porta a calci, nel frattempo Barbara aveva telefonato alla polizia chiedendo aiuto e spiegando la situazione terribile in cui si trovavamo
Sentivano le urla dei malviventi: accidenti aprite la porta e non vi faremo del male, dateci i soldi e ce ne andremo senza toccarvi, senza torcervi un cappello, anzi vi ringrazieremo con un inchino… hahhaha ma Andrea e ragazzi  tenevano duro e si appoggiavano e spingevano con tutte le loro forze per contrastare quei violenti, anche ossobuco diede il suo contributo alla lotta abbaiando furiosamente e ringhiando a più non posso.
La porta stava per cedere sotto il colpi di Barbablù e del suo compagno, un omone grande e grosso quando arrivò una volante a sirene spiegate facendo fuggire i malviventi che comunque furono catturati poco distante la casa di Eandas. Andrea spiegò alle forze dell’ordine  come erano andate le cose e che il merito della felice conclusione della vicenda, era da imputare ad Ossobuco che  aveva dato l’allarme e dei suoi ragazzi che l’avevano capito, ovviamente non fece cenno alle proprietà del fischietto, invece il Commissario della polizia, che era un amico di Andrea, li informò che lo sfregiato non era un vero barbone ma un malvivente, soprannominato  “Barbablù lo sfregiato” il quale fingeva di chiedere l’elemosina per osservare e valutare meglio le potenziali vittime, questi era il capo di una banda di ladri e rapinatori già schedati nel passato, “dei personaggi piuttosto pericolosi” rimarcò il Commissario. Resta un mistero di come i ladri abbiano reso inoffensivo il sistema d’allarme. Ossobuco, il vero eroe, fu premiato da un sacco di coccole e dei croccantini speciali. Il giorno dopo Andrea controllò il sistema di allarme, infatti non funzionava.
Anche se era attivato, aprendo una porta, la sirena non voleva saperne di farsi sentire. Questa era alimentata da una centralina nascosta invano del sottoscala. Quando Andrea lo aprì sentì subito puzza di bruciato e infatti guardando bene sotto al trasformatore  che portava la corrente elettrica, vide un povero topolino morto stecchito rosicchiando i cavi della sirena.  Quindi Barbablù  lo sfregiato non c’entrava niente col malfunzionamento del sistema d’allarme, semplicemente erano stati fortunati, dato che era fuori uso.


Cap.4 Ossobuco salva Carmelito da una banda di rapitori di gatti

Ossobuco  e Carmelito erano diventati amici, giocavano spesso in giardino con la palla rossa che Eandas e Jonas si scambiano con lanci sempre più veloci, quando questa cadeva facevano a gara chi per primo se ne impossessava, Ossobuco cercava di morderla mentre Carmelito la  faceva rotolare con una zampa e alla fine la riconsegnavano a Jonas che la reclamava.

In verità erano    quasi…amici, Carmelito la faceva da padrone in casa, d’altronde era stato  lui il primo ad essere adottato, e poi era un felino e non aveva molta considerazione per la razza canina, però per Ossobuco faceva un’eccezione, non ne era geloso né lo considerava un pericolo per il suo ruolo di gatto domestico.
 Infatti lo  riteneva un cane diverso dagli altri “ questo cagnolino è proprio intelligente, si comporta bene e poi non può competere con me, sono ancora io il più grosso… almeno per il momento” pensava.

Carmelito, come tutti i gatti,  se il tempo lo avesse permesso, avrebbe cercato un posto al sole, di solito in giardino o nella veranda che dava sulla strada, dove sonnecchiare soddisfatto, oppure passava molto tempo accoccolato  sulla sua poltrona preferita nel salone osservando cosa succedeva intorno a lui.

Ossobuco aveva notato però che a volte Carmelito  spariva, cioè usciva dalla porta o da una finestra e poi non lo si vedeva più per parecchio tempo, magari tornava alla sera e si metteva subito a mangiare le crocchette che non mancavano mai nella sua ciotola.

Ossobuco era molto incuriosito da questo comportamento e decise di seguirlo senza che Carmelito se ne accorgesse. Così un giorno, appena Andrea aprì la porta per andare al  lavoro, Carmelito ne approfittò per uscire, seguito da Ossobuco che, per sviare sospetti, si diresse dalla parte opposta rispetto a Carmelito, ma appena girato l’angolo della casa che dava sul giardino si girò e sporse la testa per osservare i movimenti  del suo amico felino. Carmelito saltò sopra la muretta di recinzione che divideva l’abitazione di Eandas dalla vecchia casa vicina, questa pur avendo un giardino piuttosto grande non era ben curata e sembrava disabitata. Non appena Carmelito saltò dall’altra parte Ossobuco prese la rincorsa e fece come Carmelito, anche se con una certa difficoltà, riuscì comunque ad aggrapparsi all’orlo della muretta e a salirci sopra.

Cercò Carmelito girando la testa di qua e di là ma  il gattone nero non si vedeva, scese anche lui dalla muretta con un salto e atterrò per sua  fortuna su un letto di muschio soffice senza farsi male. “Dove sarà andato” pensò  “qua non si vede” ma appena si mosse, l’intrico del fogliame che gli nascondeva la vista si aprì, e , meraviglia, scorse  poco lontano Carmelito che faceva le fusa, cioè la corte, ad una giovane gatta tutta bianca dagli occhi azzurri, dall’aspetto curato e molto graziosa.  “Ma guarda” pensò Ossobuco “Carmelito ha una fidanzata ecco il motivo delle sparizioni”, mentre Ossobuco faceva questi ragionamenti il suo orecchio destro si alzò automaticamente  per sentire meglio, infatti aveva percepito un rumore di foglie secche che si rompevano: “sono sicuramente  i passi di qualche umano che si sta avvicinando”  si disse.

Dopo  pochi minuti,  si accorse di due uomini che  con fare guardingo puntavano verso i due gatti, camminavano in silenzio, curvi e controvento per non essere individuati, “accidenti  non sono certo animati da buone intenzioni questi due” pensò Ossobuco.

Con uno scatto i due uomini raggiunsero i gatti che furono immobilizzati da una rete lanciata da uno dei due mentre l’altro li coprì subito con un telo per poi metterli in un sacco.
Carmelito e la giovane gatta  disperati miagolavano, soffiavano  furibondi ma purtroppo non serviva a nulla. Ossobuco esterrefatto pensò ”ma che cavolo , so che ci sono gli accalappiacani per i cani randagi ma che ci siano gli accalappiagatti per i gatti randagi mi giunge nuova” ma poi si mise a riflettere “che strano, questi umani non avevano divisa né distintivo e poi Carmelito non è un gatto randagio, lo sanno tutti che è della famiglia di Eandas, e pure la gatta è sicuramente di qualche famiglia, ho visto che porta anche un collare… accidenti cosa posso fare per salvarli ci devo pensare”.

Intanto i due sinistri figuri discutevano animatamente: “accidenti a sti gatti si dimenano, sono furiosi, quasi quasi li stordisco con una bastonata”, diceva uno “ma sei matto chi se li ripiglia se non li riconsegniamo intatti, ma hai visto che belli che sono? Possiamo chiedere un sacco di soldi per il riscatto, almeno 500  € per il nero e altri 500 per il bianco” rispose l’altro. “piuttosto il nero sappiamo che è della famiglia qui accanto, non sarà difficile trovare il numero di telefono, ma il bianco di chi sarà? Bisogna sapere a quale famiglia chiedere il riscatto” continuò” “non ti preoccupare vedrai che fra qualche giorno  compariranno i cartelli per la strada sui pali di legno o  sui muri, sulle bacheche con la fotografia del gatto e numero di telefono della famiglia che cerca di ritrovarlo, così potremo chiedere il riscatto anche per il bianco.

Ossobuco non sapeva cosa fare, ripensò al fischietto magico  per avvertire Eandas, ma lo sciopero degli insegnanti era terminato e quindi era a scuola, a casa non c’era nessuno che lo potesse aiutare! Poi decise di fare così, avrebbe seguito i loschi individui fino alla loro tana quindi avrebbe avvertito il papà di Eandas dell’accaduto. I due individui si diressero verso l’uscita della casa seguiti di nascosto da Ossobuco, una volta usciti uno dei due salì alla guida di un camioncino il secondo che reggeva il sacco aprì la sponda posteriore della vettura e mise, non senza una certa fatica, il sacco con i gatti sul pianale del camioncino poi richiuse la sponda, ma mentre risaliva nella cabina del camioncino, Ossobuco con un balzo, degno di una medaglia olimpica saltò all’interno del camioncino, atterrò proprio vicino al sacco che si dimenava e si fece riconoscere da Carmelito uggiolando dolcemente , i cani infatti quando vogliono comunicare qualcosa, emettono un suono particolare, sembra un sussurro… canino ovviamente, ma è molto diverso dall’abbaiare.. Carmelito si acquietò pensando, “c’è Ossobuco meno male, non lo vedo ma sento il suo odore e il suo modo di guaire, cioè uggiolare, speriamo bene” e fece sentire a ossobuco un miagolio di speranza.

Messo in moto il veicolo partirono, ma non fecero molta strada, in realtà i due abitavano poco lontano, il camioncino si fermò infatti davanti a una casa malridotta, uno dei due uscì dal camioncino e aprì il portone del garage per farvi entrare il mezzo.

Ossobuco conosceva quel posto ed in particolare quella casa, l’aveva vista più volte quando facevano la strada per andare al parco con Jonas ed Eandas, l’aveva notata perché spesso da quel posto provenivano guaiti e altri suoni di animali  che lo innervosivano.

Ossobuco, prima che fosse notato dai due, saltò giù dall’automezzo e corse a  più non posso sino a casa, qui trovò sul cancello Barbara, Eandas e Jonas appena usciti da scuola, “Osso, dove sei stato, come mai non sei in casa ad aspettarci?” dissero tutti in coro .  Ma Ossobuco cominciò a ringhiare e ad indietreggiare rifiutando la mano protesa  che voleva accarezzarlo, allora Eandas allarmato dal comportamento inusuale del suo cane, prese il fischietto, che ormai aveva l’abitudine di portare sempre con sé appeso al collo da una catenina, e premette il bottone rosso: “ aiuto Eandas aiuto, Carmelito è stato rapito da due uomini che vogliono chiedevi il suo riscatto”  sentì nella sua testa Eandas che disse “ma sei sicuro? E dove l’hanno portato?” Eandas schiacciò nuovamente il bottoncino rosso : “ Li hanno portati…” “portati? “ l’interruppe Eandas “ho scoperto  che Carmelito ha una morosa e bianca pure,una gattina proprio carina, ma è stata catturata pure lei, li hanno portati  in una casa qui vicino, hai presente la casa con l’altalena mezza rotta? Ecco è quella , bisogna fare qualcosa perché se non agiamo in tempo può succedere di tutto” “Accidenti accidentaccio” disse Eandas “devo avvertire la mamma grazie Osso sei proprio SUPER”  Barbara messa al corrente della cosa telefonò ad Andrea sul lavoro spiegandogli l’accaduto e comunicandogli l’indirizzo preciso del posto dove erano imprigionati i gatti , “state tranquilli adesso telefono al mio amico commissario della questura e lo pregherò di inviare subito una pattuglia “.

Dopo circa un paio di ore  Barbara sentì suonare il campanello di casa, era la polizia che consegnava Carmelito a Jonas, l’ufficiale di polizia spiegò loro che non era stato facile liberare i due gatti dato che i malviventi avevano fatto resistenza barricandosi in casa, ma alla fine si erano arresi, gli agenti poterono così liberare i gatti e gli altri animali che vi erano tenuti in prigionia dai due . Si trattava di una banda che aveva preso di mira cani e gatti per chiedere i soldi del riscatto , infatti recentemente si erano verificate, nel quartiere, parecchie sparizioni di questi animali, poi ritrovati grazie al pagamento di un riscatto.

Carmelito, dopo le coccole di tutti, si accostò a Ossobuco e si strofinò contro il suo fianco, chiaro messaggio di eterna amicizia e gratitudine.  

Ossobuco era felice, perché la vicenda si era conclusa per il meglio e poi era considerato l’eroe della giornata, ricompensato da un sacco di coccole e da un sacco di leccornie, ma una cosa lo tormentava “chissà che fine ha fatto quella gattina bianca, era così carina…” pensava  “forse è stata riconsegnata ai proprietari, ma il poliziotto non ne ha parlato” ,

Se ne stava in disparte rimuginando questi pensieri quando  Carmelito fece il solito percorso: salto sulla muretta per andare nella casa a fianco, ma stavolta si fermò sulla sommità, girò la testa per guardare Ossobuco che lo osservava e gli fece un cenno con la testa verso la casa miagolando, Ossobuco saltò  a sua volta, si accostò a Carmelito ed insieme si diressero verso…